
In una tiepida serata di luglio, immersa nell’estate più autentica dell’Emilia-Romagna, il talento di Raphael Gualazzi ha acceso l’Arena Comunale di Castel San Pietro Terme con un concerto in Piano Solo indimenticabile. L’evento, inserito nel cartellone dell’Emilia Romagna Festival – Summer 2025, ha celebrato con intensità e raffinatezza la 25ª edizione della rassegna.
È stato un appuntamento sentito, anche per chi – come me – ha scelto di parteciparvi come semplice spettatore, acquistando il biglietto. Perché Raphael se lo merita tutto. Virtuoso del pianoforte, artista dallo stile unico, capace di fondere jazz, blues e fusion in una miscela che profuma di America e poesia italiana, ha regalato al pubblico una serata piena di suggestioni e incanto.
Il programma ha spaziato tra brani originali e cover reinterpretate in chiave jazzistica, con l’inconfondibile tocco di Gualazzi. Tra i momenti più emozionanti, Un mare in luce, introdotta da una delicata narrazione dell’artista: il brano nasce tra le colline di Urbino, sua terra natale, da cui – confida – “si scorgeva un mare in luce, come un quadro naturale”. Un invito a rallentare e a osservare la bellezza del paesaggio, troppo spesso trascurata nella frenesia quotidiana.
Raphael Gualazzi a Castel San Pietro Terme: Piano Solo, emozioni pure sotto le stelle
A questa atmosfera sospesa si è affiancato il lirismo di Jameson’s Lament, una composizione che non offre un significato immediato, ma invita all’ascolto profondo. Il suo titolo – “Il lamento di Jameson” – è già una porta aperta su una malinconia evocativa, come se raccontasse un ricordo, una perdita, o forse un addio mai pronunciato. Il pianoforte in questo brano si fa voce, sospira e trattiene, e l’interpretazione di Gualazzi ne amplifica il senso enigmatico.
A Simple Song ha portato sul palco una dimensione più dichiarata: un brano autobiografico che parla della potenza delle cose semplici. Raphael l’ha eseguito con una sincerità disarmante, ricordando quanto spesso – nel mondo della musica – ci si senta spinti a rientrare in etichette e definizioni. Invece, questa canzone è un inno gentile al rimanere fedeli alla propria autenticità, lontani da mode e aspettative.
Tra i classici più noti, Follia d’amore e New Orleans hanno infiammato il pubblico: la prima con la sua energia da brano-manifesto, la seconda come omaggio immaginifico a una città che Gualazzi descrive come “ricca di sfumature, colori e note che fluttuano nell’aria”.
Poi, all’improvviso, l’atmosfera ha cambiato colore. Gualazzi ha riletto al pianoforte la colonna sonora del film Vacanze Romane di William Wyler, trasformandola in un dialogo intimo tra cinema e jazz. Passaggi lirici e improvvisazioni ritmiche si sono alternati con eleganza, dando al celebre tema un nuovo respiro, personale e senza tempo.
Il concerto ha toccato anche corde più profonde e colte: un sentito tributo a Michel Petrucciani, indimenticato pianista jazz scomparso nel 1999, con una reinterpretazione in stile Charlie Brown, tratta dalle musiche dei Peanuts. Un momento struggente e intenso, come solo Gualazzi sa fare.
Immancabile anche l’omaggio a Giuseppe Verdi, già presente nel suo album Happy Mistake, dove aveva rivisitato un’aria del Rigoletto. Anche questa sera, il tributo al Maestro è tornato in una nuova luce, con una delicatezza e un’estetica che solo il jazz può restituire, confermando la sua abilità di muoversi tra generi e secoli con rispetto e creatività.
La scelta del Piano Solo
Parte di un tour pensato in tre configurazioni (quintetto, orchestra e piano solo), la tappa di Castel San Pietro si è inserita nella più intima delle tre. Una scelta stilistica e narrativa, quella del Piano Solo, che Gualazzi ha definito in altre occasioni come la più vicina alla sua “necessità di raccontare”, senza filtri, solo con la voce e il pianoforte.
Come sottolineato anche in altre date del tour – tra cui quella di Rivoli, sempre con Piano Solo – l’artista cerca così un rapporto diretto con il pubblico, creando uno spazio per l’introspezione, l’improvvisazione e la contaminazione di generi.
Il Comune di Castel San Pietro Terme ha confermato la volontà di proporre, all’interno della rassegna 2025, cinque appuntamenti con grandi nomi del panorama musicale nazionale e internazionale. L’Amministrazione comunale, il sindaco, l’assessore alla cultura e tutta l’organizzazione del festival meritano un sentito ringraziamento per aver reso possibile un evento così significativo, che porta arte e musica contemporanea in un contesto locale sempre più attento alla cultura .
Una serata che resta
Castel San Pietro Terme ha risposto con entusiasmo: l’arena gremita, una lunga ovazione e un bis sentito hanno suggellato un incontro autentico tra artista e pubblico. Raphael Gualazzi, con i soli tasti bianchi e neri del suo pianoforte, ha dipinto una tavolozza di emozioni che rimarranno impresse nei ricordi degli spettatori. Perché a volte basta una sera d’estate, un pianoforte e un grande artista per ricordarci che la musica può ancora meravigliare.
Raphael Gualazzi ha dimostrato ancora una volta, nel cuore del piccolo schermo estivo dell’arena cittadina, che la dimensione Piano Solo è capace di emozionare: un progetto che unisce tecnica, sensibilità narrativa e radici musicali, perfettamente cucito per un backstage culturale come l’Emilia Romagna Festival. Grazie alla scelta ponderata del Comune e alla lungimiranza della direzione artistica, Castel San Pietro ha offerto una serata di grande musica e intensità, senza fronzoli ma con cuore.